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La Chiesa Parrocchiale

Di grande rilevanza dal punto di vista artistico ed architettonico è la Chiesa parrocchiale, realizzata dall’architetto Carlo Giuseppe Merlo, incorporando una Chiesa più piccola esistente già dal 1584. L’opera del Merlo, iniziata nel 1735, è documentata dal 17 luglio 1738, data in cui egli annota minuziosamente le misure fatte prendere “mediante l’opera del capo maestro Domenico Tognetti della nuova fabbrica che si va proseguendo della Chiesa Parrocchiale”.

Questa Chiesa, dedicata a Santa Giuliana vergine e martire, aveva in cura circa 600 anime. Da una dichiarazione del Curato Francesco Asti, in data 1782, si apprende quanto segue: “Sonovi popolazioni un po’ disperse, ma che vengono senza grave incomodo alla Parrocchia per Messa, catechismo, ad apprendere a leggere e scrivere”.

Il Merlo, come risulta da una minuta conservata tra le sue carte, era stato incaricato di fabbricare una nuova Chiesa “servendosi dei muri del presbitero e coro presentanei” e che si risolse ad adottare una pianta ellittica “a fine di occupare meno che sia possibile la corte del paroco, ivi laterale”.

Egli era quindi condizionato da due elementi, utilizzare quanto più possibile le strutture esistenti, per risparmiare, e salvaguardare l’area di pertinenza della casa del Parroco, che si estendeva a destra della Chiesa.

In sostanza questi vincoli impostigli stimolano il Merlo ad agire con una libertà ed un entusiasmo tale da portarlo a creare questa nuova forma ellittica, che gli consente di accentrare la costruzione mantenendo il preesistente asse longitudinale.

Dall’esame dei documenti risulta che Il progetto iniziale del Merlo prevedeva uno stretto corridio di entrata che, come una sorta di arco trionfale, sfociava in una apertura, determinata dalla pianta ellittica del corpo centrale, la cui ampiezza doveva ancor più stupire per l’angustia dello spazio che lo precedeva.

Progetto Chiesa - Pianta

La Chiesa era compiuta nel 1742, come testimonia la visita pastorale del Pozzobonelli del 1756. Mancava ancora però, a quella data, tutta la facciata.

“Cum haec Parochialis Ecclesia paucis ab hinc annis sit a fundamentis erecta, nullis hactenus nec statuarum, nec picturae ornamentis eius frontispicium nobilitatum est, sed rudibus, nudisque lateribus adhuc constat, nullumque ante ianuam maiorem atrium, seu vestibulum assurgit”.

Dal Pozzobelli ricaviamo altri dati interessanti: “Unica constat navi formaque ovatum”, il che corrisponde alla pianta eseguita dal Merlo. Inoltre anche l’indicazione delle finestre ci offre alcuni dati, ma nello stesso tempo è fonte di qualche perplessità.

“Octo Fenestrae huic Parti Ecclesiae sufficiens lumen praebent, quarum una avatae forma in parte superiori Januae, quattuor semiarcuatae e lateribus, tre demum eiusdem formae intra capellam majorem fuerunt extructae”.

Il finestrone a mezzaluna sulla facciata corrisponde con quello di cui il Merlo fornì i dettagli di misura e di sagoma. Esso ora è scomparso, ma nella facciata interna appare il suo vano che venne chiuso per installare l’organo, che ancora non c’era al tempo della visita del Pozzobonelli. Le quattro finestre “semiarcuate” ai lati sono quelli al di sopra del cornicione nell’ambiente centrale a forma ellittica.

Dalla relazione Pozzobonelli si deduce che, tra il frontespizio e questo ambiente, non vi erano finestre a quel tempo, il che sta a dimostrare che l’originale pianta del Merlo, per questo particolare, era stata rispettata.

In un tempo successivo si deve, evidentemente, l’ampliamento della parte anterioere della Chiesa, probabilmente per esigenza di ulteriore spazio. Ma le tre finestre descritte nel coro non corrispondono con le quattro attuali, realizzate secondo i disegni del Merlo e siamo propensi a pensare ad un errore del Pozzobonelli che, invece, rileva minuziosamente tutte le decorazioni pittoriche che, quindi a quel tempo, erano già compiute.

“Tectum…interius vero caementitium in arcum, et aliquo opere plastico exornatum flectitur, cuius in medio, non inelegantis penicilli ope depicta sacra S Julianae V. et M. Effigies nonnullorum Angelorum eam in coelum veluti associantium Choro circumdata conspicitur.”

Proponiamo allo studio quest’opera di pittura che, ad un primo sommario esame, ci pare di degna fattura.

Che la Chiesa nel suo insieme fosse stata costruita secondo il progetto del Merlo era ben noto a Caponago. Nel gennaio 1783 i deputati dell’estimo, il parroco e i fabbricieri avevano presentato un esposto alla giunta economale per una “piccola alzata al campanile ed il rifacimento delle campane” motivandone la necessità col fatto che i parrocchiani erano in molta parte dispersi in cascine lontane quasi due miglia.

In tale esposto si precisava:

“Non sono molti anni che nel luogo di Caponago, pieve di vimercate, fu edificata una nuova Chiesa capace a contenere quel polpol, reso abbondante sì nel corpo della terra che per le vicine e lontane cascine che le compongono: fu in seguito la detta Chiesa interamente terminata e decorosamente ornata”.

Alla richiesta di restaurare il campanile si oppose Gabrio Casati, dottore collegiato di Milano nonché primo estimato di Caponago. Costui era stato eletto erede primario, sin dal 1736, con testamento rogato da Carlo Fabrizio Beretta, di Don Camillo Lonato Crivelli, canonico ordinario della Metropolitana di Milano, con l’obbligo di assegnare una casa ad un cappellano diocesano avente l’incarico di “docenti duodecim pueros legere, scribere, & praecipue Doctrinam Christianam”.

Il primo documento del Merlo per Caponago è del 1738 e non è da escludere che l’ampliamento della Chiesa sia stato deciso proprio in ordine a questa rinnovata attività parrochhiale di cui il Casati si faceva garante.

Lo si può supporre dal fatto che proprio il Casati, molto tempo dopo, diede informazioni precise su come, quando e da chi fosse stata costruita la Chiesa, a sostegno delle sue ragioni per negare ogni validità alla richiesta di rialzare il campanile.

“Di non leggere sorpresa riuscì al Dottor Collegiato di Milano Don Gabrio Casati (…) il sentire come nel luogo di Caponago, pieve di Vimercate, da alcuni abitanti in detto luogo siano di già date disposizioni per rimodernare ed ampliare la torre del campanile, per abilitarla al nuovo concerto di campane e forse in maggior numero, quale torre però fu costrutta nel corrente secolo dal capomastro Domenico Antonietti, previo il dissegno del celebre architetto fu Giuseppe Merlo, che fu l’autore ed architetto della nuova Chiesa, attesa la somma angustia della vecchia”.

Veniamo così a completare le notizie sull’opera del Merlo a Caponago: anche il campanile fu eseguito secondo la sua idea. Il Casati concludeva il suo esposto invitando il tribunale ad ingiungere al regio cancelliere Arosio “che non permetti alcuna rinnovazione o spesa relativamente al campanile o campane”, poiché “l’ideata opera sarrà inutile e di mera vanità”.

Di conseguenza non se ne fece nulla. Tuttavia la torre del campanile si presenta ora diversa dall’idea che il Merlo ne aveva dato all’inizio, più simile piuttosto al progetto del campanile di Olginate. L’idea iniziale, visibile nel prospetto di tutto l’insieme della Chiesa e schizzata anche a matita sul retro della pianta, riconduceva alla visione unitaria di tutto l’insieme che era caratteristica peculiare del Merlo. Avendo egli dovuto, per necessità, mantenere nel coro la costruzione precedente, di stile gotico – che è evidente tuttora nel rapporto di proporzioni tra altezza e larghezza a chi si ponga di fronte all’abside – egli richiamava a tale rapporto nella calle campanaria, facendone sormontare l’arco di un timpano ricurvo al centro e rettilineo ai lati, così da accentuare la dimensione verticale dello spazio entro cui avrebbero trovato posto le campane.

Aveva poi immaginato il campanile affiancato al coro della Chiesa, ma leggermente discosto, così da asumere una sua autonomia e, forse anche il suo orientamento, sfasato nei confronti della Chiesa, aveva un a precisa funzione ottica.

Il campanile si trova ora addossato totalmente all’abside: probabilmente la preoccupazione di “occupare meno ch sia possibile la corte del Parroco, ivi laterale”, condusse a sacrificare quel poco spazio che sarebbe stato sufficiente a coordinare tra loro, mantenendo però l’autonomia di ognuno, gli elementi preesistenti e quelli nuovi.

Comunque la Chiesa si presenta tuttora, nonostante le modificazioni interne ed esterne, assai degna di interesse e rappresenta, il che è ancora più singolare, un protopipo di costruzione che, tra il 1740 e il 1750, sorgeranno non tanto in Lombardia, quanto nel Centro Europa.

Anche per questa ragione sembra ancora più strano il silenzio che la circondò fino ad oggi. Dopo l’esplicita dichiarazione del Casati del valore di questa Chiesa e dell’architetto che l’aveva costruita, essa venne completamente ignotrata non solo dagli studiosi – il che non stupisce dato l’esiguo numero di essi che si occupa oggigiorno dell’architettura lombarda del Settecento – ma anche dalle guide locali, che non ne fanno il minimo cenno, cosicchè, ritrovati i disegni del Merlo, dubitavano – quando iniziammo le ricerche del monumento relativo – non solo dell’esistenza della Chiesa, ma quasi dello stesso luogo di Caponago. Il che ci unduce a pensare che non sia questo il solo monumento di rilevante interesse per la storia dell’architettura e in definitiva della nostra civiltà ad essere rimasto fino ad oggi del tutto ignorato.

Note:

Fonte dei documenti: Milano – Archivio di Stato – Amministrazione Fondo Religione, Cart. 619 <Legata pia adimplenda in Ecclesia Parochiali Sanctae Julianae V. & M. Loci Caponaghi Plebis Vimercati>

DAI DOCUMENTI PARROCCHIALI

“Io Sacerdote Natale Villa, ordinato il 1 agosto 1880, Coadiutore titolare di Agrate Brianza, fui nominato al Beneficio Parrocchiale di questa Chiesa di Santa Giuliana V.M. con bolla Pontificia 12 novembre 1889 in seguito a concorso 22 ottobre.

La bolla Pontificia ottenne il A. Exequetur il 6 aprile 1890, sette mesi dopo la morte del venerato mio antecessore avvenuta qui il 3 settembre 1889.

Ricevetti l’istituzione Canonica dalle mani del Reverendo Mons. Angelo Maria Mantegazza il giorno 25 aprile 1889: il giorno 30 dello stesso mese per mezzo del Reverendo Sac. Giuseppe Comizzoli Vicario For. Di Vimercate, essendo testimoni i Sigg. Ernesto Cav. Simonetta e Luigi Barbieri, Sindaco di Caponago, col concorso di tutto il popolo, presi il possesso spirituale della Chiesa Parrocchiale di Santa Giuliana, pronunciando breve discorso di circostanza.

Durante la vacanza della Parrocchia fu Vicario spirituale il Reverendo Sac. Don Luigi Origo, parroco di Omate, risiedendo in Parrocchia il Reverendo Sac. Don Pietro Corno, di recente ordinato (1889) e qui destinato: questi nei giorni festivi veniva aiutato da uno dei R.R. Padri della Casa San Carlo in Milano.”

DECORAZIONE GENERALE DELLA CHIESA PARROCCHIALE

“Era la Chiesa, nel 1895, bisognosa di pulitura: all’infuori della sobria decorazione in stucco, agli stipiti delle finestre e alla cornice del medaglione della volta, le pareti erano tinteggiate con un colore rosso mattone, ora quasi scomparso, lasciando qua e là macchie disdicevoli al decoro della casa di Dio.

Il medaglione di mezzo in origine dipinto a fresco era svanito e coperto da una tinta cielo; considerando che, anche per una sola tinteggiatura ormai necessaria, si richiedeva un ponteggio sempre costoso e che l’occasione era propizia per ripristinare almeno il medaglione di mezzo, mi nacque il pensiero di una decorazione generale pulita, senza sfarzo. E i mezzi? In previsione di quest’opera avevo già, negli anni antecedenti, messo da parte qualche risparmio, ma questo non bastando, mi rivolsi per aiuto ai Sigg. Luigi e Carlo Simonetta, esponendo loro schiettamente il mio pensiero.

Fui ascoltato con deferenza e ciascuno mi offrì L. 2.000 e quel giorno stesso di marzo stipulai il contratto col pittore Sig. Antonio De Grada di Milano.

Il contratto comprendeva, meno qualche piccola aggiunta fatta in seguito, le opere che vennero compiute dallo stesso pittore nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre ei primi di ottobre. Ossia n° 21 affrweschi, il medaglione (l’apoteosi di Santa Giuliana), i quatro Evangelisti, le figure simboliche della Fede, Speranza e Carità sopra il Coro (ritraendo nella figura della carità le sembianze della Madre Dei), il Padre Eterno sopra il presbiterio coi quattro simboli eucaristici, a olio il compimento dei due quadri laterali, i sei santi nella Tazza.

Riguardo al ponteggio lo presi presso la ditta “Vedova di Luigi Bosisio” di Monza, comperai se pinetti per quelle parti di ponteggio ove occorreva il taglio del legname e si ebbe un ponteggio non solo lodato dagli intelligenti, ma solido e a servizio, pronto per tutte le esigenze di lavoro, pagando alla ditta fornitrice per nolo e deperimento L. 277. Alle quali, se si aggiungono le giornate dei muratori, non si arriva alla cinquecento lire.

In tutto il corso del lavoro non si ebbero a lamentare disgrazie di sorta e di tutto rendemmo grazie al Signore quando, il qui 20 ottobre, con l’approvazione e il plauso generale celebrammo la festa sell’inaugurazione con funzioni solenni e solennissime processioni.

Aggiungendo alle sopraindicate il resto delle spese incontrate (come è da vedersi nel registro) l’intiera opera importò la somma totale di lire 6.227 e centesimi 35.”

Nel 1904 fu restaurato il campanile in occasione della posa delle nuove campane, innalzate nei giorni 11 e 12 settembre e inaugurate definitivamente il 16 ottobre.

Nel 1915 vennero eseguiti altri lavori di restauro e di “pulizia” della Chiesa, affidati al Sig. Guglielmo Fontana di Vimercate, per un migliaio di lire, e la riparazione di alcune parti della facciata affidata al Sig. Enrico Stucchi per L. 150.

Nel 1922 si resero necessari altri interventi interni, tra cui la sostituzione della pavimentazione, affidata ad una ditta di Monza per L. 4.480, ed il restauro del coro in legno di cui fu conservato solo lo schienale, mentre le altre parti furono sostituite perchè “…ridotte allo sfacelo…”, e affidato ai F.lli Brambilla per L. 3.000.

Sempre nello stesso anno vennero rinnovati i dipinti della Cappella della Madonna, eseguiti a fresco dal pittore Prof. Enrico Volontario di Milano, con un costo, comprese le opere accessorie, di L. 1.700.

Intorno al 1930 si rese necessario un ulteriore ampliamento della Chiesa perché “…attualmente la Chiesa può contenere non più di 600 fedeli in un area di ca. 285mq. Con tutta la buona volontà tale capienza non è sufficiente per un paese come Caponago che conta circa 2300 abitanti…”.

A seguito di tali considerazioni si progettò di ampliare solo i fianchi della Chiesa, consentendo così di ridurre i difetti di visibilità interna, di aumentare la capienza fino a 1660 persone su una superficie di 450mq, oltre a permettere di contenere i costi entro limiti accettabili, a cui contribuirono danaro accantonato da Don Natale Villa oltre ad offerte specifiche e a ben 335 quintali di frumento offerto dai contadini di Caponago.

Il preventivo di spesa per l’ampliamento e le riparazioni fu stimato dall’architetto Barboglio in L. 300.000 circa.

Così il giorno 17 giugno 1939 iniziarono i lavori di ampliamento della Chiesa Parrocchiale, affidati al capomastro Pietro Peverelli di Bergamo.

Nel mese di giugno 1940 le opere di ampliamento furono terminate e iniziarono i lavori di finitura, di decoro e di abbellimento che proseguirono fino a ottobre ed il cui costo ammontò a L. 155.000. Alcune opere di finitura vennero sospese per mancanza di denaro, nonostante la grande generosità dei Caponaghesi e furono completete negli anni successivi.

Purtroppo di questo importante intervento di ampliamento non si hanno documenti scritti e neppure disegni. Si pensa possano essere andati persi al tempo del rifacimento della nuova casa parrocchiale che è stata, dopo la tragica uccisione di don Natale Villa e di sua sorella, avvenuta nel 1932, costruita nella posizione attuale, mentre prima era in linea con la facciata della Chiesa.

E questo è stato l’ultimo importante intervento di ampliamento della Chiesa, così come voluto dall’architetto Barboglio, che quindi presenta un edificio a pianta ellittica con grande navata centrale, sormontata da volta, che termina con l’altare ed il retrostante coro, oltre a due navate laterali separate da quella centrale da quattro grandi colonne con basamento e capitello superiore.

Alle estremità delle navate laterali troviamo a destra la Cappella della Madonna e a sinistra la Cappella del Crocefisso.

Sopra la porta di ingresso centrale è collocato l’organo, sul lato sinistro il Battistero.

L’ultimo intervento di restauro e conservativo risale al 1988 e prevedeva il rifacimento della pavimentazione e la pitturazione delle pareti con il restauro dei dipinti e dei decori ai quali ha dato un grande contributo il nostro concittadino Giancarlo Colnago.

Le opere, che richiesero anche il consolidamento delle fondazioni, furiono molto impegnative e durarono dal 30 settembre 1988 al 24 novembre 1989, sotto la direzione artistica di Mons. Valerio Vigorelli, con un costo complessivo di L. 260.000.000 circa.

Dal 1977 al 2000 sono poi state rifatte le porte di accesso alla Chiesa, con rivestimento di formelle in bronzo raffiguranti i momenti della vita della Madonna, per quella centrale, di San Giorgio e San Carlo per quella a sinistra e due momentio del martirio di Santa Giuliana per quella a destra. Le decorazioni (anno 1997) sono opera dello scultore Ferrari di Brescia, autore anche della statua in bronzo di Santa Giuliana, posta nel 2000 nella nicchia alta della facciata principale della Chiesa. Lo stesso scultore è autore anche dell’ultima statua, posta nella porta esterna del Battistero, rappresentante il Cristo Risorto che annuncia la pace alla “Piazza della Pace” (quindi a tutta la Comunità). La statua è stata donata da Don Luigi Didoni in occasione del suo 50° Anniversario di Sacerdozio (1956 – 2006) ed è stata inaugurata il 4 novembre 2007.

MEMORIE RELATIVE ALL’ORGANO

Costruito nel 1768 dal fabbricatore Antonio Fontana per L. 2.000.

La cantoria venne costruita da mastro Tresoldi per L. 460 nel 1769, non compresa la servitù e il materiale. Nel 1770 un certo Carlo Ravarino faceva la doratura alla Cantoria e Cassa e durano tutt’ora. Nel 1778 Giuseppe Tresoldi di Gorgonzola faceva la bussola di noce sottostante l’organo per L. 1.100.

Nel 1896 risulta questa nota: “…Da qualche tempo l’organo di questa parrocchia si trovava in pessime condizioni e reclamava, per il decoro delle sante funzioni, un provvedimento.

In seguito ad esame accurato si decise essere conveniente, anche per evitare una spesa troppo grave, la ricostruzione dello stesso, tenendo presente la buona conservazione delle lamiere benchè antichissime. Molto però restava a fare e rifare del vecchio rovinoso, essendo l’organo a tastiera corta occorreva aggiungere il posto per le nuove canne. L’opera venne assunta dai Sigg. Recalcati di Sovico per L. 2.000, i quali la compirono con somma diligenza e con esito lodevole. Le altre ditte interpellate preferivano rifare tutto a nuovo.

Fatto ex novo mantici, tutte le condotte dell’aria, tutta la basseria coi somieri, le canne mancanti, qualche registro, riparato diligentemente il somiero e reso sufficiente all’intera tastiera, aggiunti, al posto di registri discordanti colle esigenze della musica liturgica, altri nuovi, ecc…”.

Il Reverendo Don Ascanio Andreoni lo visitò e lo udì ad opera compiuta, confermando che l’opera era stata compiuta lodevolmente, approvando la conservazione del buon ripieno, e dichiarandosi soddisfatto.

L’8 novembre 1896 venne inaugurato l’organo ricostruito.

L’organo è stato restaurato nuovamente tra il 1984 ed il 1986, ad opera degli organisti “Anselmi Tamburini” di Crema, con la sovraintendenza dei Beni Culturali a capo dei quali c’era il Sig. Manzin. L’organo è stato letteralmente smontato in ogni sua parte e di ogni singolo componente è stata stesa la relativa scheda. Il lavoro ha richiesto parecchi mesi ed, a lavori ultimati, venne fatto un grande concerto di inaugurazione con il maestro Andrea Macinanti di Vado (BO).

MEMORIE RELATIVE ALLE CAMPANE

Nel 1904 furono sostituite le campane e dalle memorie di Don Natale Villa si legge:

“…e il Signore si degnò benedire questi primi sforzi che io intendevo alla sua gloria.

In generale la mia proposta incontrò largo favore e,fatte pochissime eccezioni, risposero tutti e taluni anzi generosamente, in modo da superare la mia aspettazione.

Pe varie ragione non credetti conveniente rivolgere un appello diretto ai Sigg. Proprietari, i quali però vollero spontaneamente concorrere con la loro offerta, come indicherò in fine a questa nota.

Il 14 giugno stipulai il contratto colla ditta F.lli Ottolina di Seregno. Di questa ditta avevo avuto ottime referenze e una commissione da me mandata ad udire il reente concerto di lesmo me ne aveva riportato voto di assoluta bontà.

Il concerto, a sensi di contratto di 5 campane del diametro di metri 1,48 nel tono di SI corista moderno e DO corista antico, avrebbe avuto il peso di circa 2,55 quintali, spese di fattura L. 27 al quintale.

Metallo garantito di prima qualità L. 212 al quintale.

Castello in ferro e ghisa L. 42 al quintale, posa in opera L. 220.

Numero 1 ruota maggiore nuova e adattamento delle altre quattro.

Battenti in ferro dolce dedotto l’importo delle campane vecchie di q. 40,40, con la campana antica offerta dal Sig. Giovanni Barbieri di Caponago, con il peso di q. 114.

Il tutto importava una spesa di L. 8.025,20.

Le vecchie campane vennero deposte dalla torre nei giorni 4 e 5 Luglio. Il 3 luglio, domenica, rivolsi al popolo un discorsetto di saluto alle campane vecchie, ricordando i salutari ricordi che lasciano e invitando a pregare perché i lavori pericolosi che si intraprendono non vengano funestati da disgrazie.

Collocate sopra i carri e pesate, il giorno 6 vennero condotte a Seregno.

Lo stesso qui 6 luglio si diede principio ai lavori di ponteggio per il campanile.

Era a capo di manovali, che io stesso avevo scelto e giudicati capaci, il muratore Stucchi Enrico, il quale per avvedutezza e per attività impareggiabile, è degno del massimo encomio, così il lavoro proseguì con tale alacrità che per il giorno 13 era già compiuto. Dovetti io stesso, anche per consiglio del Sig. Romualdo Caversario, capomastro di Vimercate (che assunse però gentilmente la responsabilità tecnica), incaricarmi del lavoro nei rapporti legali; stipulai il contratto di assicurazione per infortuni sul lavoro colla Cassa Nazionale di Milano, per tutti gli operai addetti (…) e nel pomeriggio del 16 settembre con tempo splendido, sopra carri ricoperti di fiori, le nuove campane fecero il loro ingresso in paese fra l’esultanza indescrivibile di tutta la popolazione accorsa. Pesate vennero appese al solido ponteggio preparato sulla piazza della Chiesa…”.

INAUGURAZIONE DELLE CAMPANE

Sempre dalle notizie dell’archivio rileviamo:

“…Si era sperato di poter, nella festa della prima domenica di settembre, consacrare le nuove campane ma, non essendo pronte, persuasi la popolazione a voler trasportare la solita festa del SS. Rosario alla terza domenica del mese.

Così si fece e, per non agglomerare troppe funzioni in un sol giorno, si trovò necessario celebrare nel seguente lunedì 19 settembre 1904 la festa della consacrazione delle campane (…) Al mattino, alle ore 5,30 prima messa, durante la quale venne distribuita la SS. Comunione generale in Chiesa con apposita balaustra, alla quale parteciparono non meno di 600 persone (circa metà uomini), Luigini e figlie di Maria in divisa: distribuii l’immagine recante a tergo parole ricordo a stampa.

Ma quella mattina fu per me di trepida preoccupazione. Aveva accettato di compiere la Consacrazione rituale (…) l’illustrissimo Mons. Angelo Nasoni. Ma sin dal qui 16 il proletariato di Milano, trascinato quasi a forza dai soliti Socialisti rivoluzionari, aveva proclamato lo sciopero generale. La vita della città era stata abbandonata in balia di gente esaltata ed energumena (…) sarebbe venuto ugualmente Mons. Nasoni?

Tutta la popolazione era riversata sulla piazza in trepidante attesa già verso le 8,30, quando finalmente giunse il Mons. alle 9,15 che, come poi mi narrò, sfidò la folla scioperante e venne. Alle 9,30 si diede principio alla solenne funzione partendo dalla Parrocchiale processionalmente.

Le campane erano appese, sul fondo della piazza di fronte alla Chiesa, a solido ponteggio, mascherato di addobbi e fiori, sotto ampio padiglione coperto di tele cucite, ornato in rosso, occupante metà della piazza: nel mezzo in fondo un altare con la statua dell’Immacolata, a destra il Presbiterio.

Procuratomi un Pontificalino avevo tutto disposto il fabbisogno per la consacrazione, desiderando che la straordinaria funzione riuscisse seriamente decorosa.

All’ingiro el padiglione presero posto le confraternite del SS. Sacramento e di San Luigi.

Davanti, fuori dal recinto, le confraternite femminili. Erano pedrini il Sig. Vincenzo Monti per il Sig. Uff. Prof. Cav. Luigi Simonetta, il Sig. Giovanni Barbiri Sindaco, il Sig. Luigi Piola, il Sig. Longoni Luigi per il Sig. Conte Gabrio Casati, il Sig. Giacomo Origo.

Vennero imposti alle campane i nomi dei Santi particolarmente adorati in Parrocchia: Santa Giuliana V.M., San Francesco d’Assisi, San Sebastiano, San Luigi Gonzaga, Santa Agnese V.M. Portarono le seguenti iscrizioni…”

Attualmente le campane sono ancora quelle installate nel 1904.

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