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Le Tradizioni

All’inizio del secolo scorso, fino a dopo la seconda guerra mondiale, la vita nel nostro paese si svolgeva in modo completamente diverso da oggi.

Innanzitutto la gente abitava in cortili o cascine e, a causa del lavoro svolto prevalentemente nei campi, le persone erano più unite anche per necessità di aiuto reciproco e per il fatto di vivere molto più all’aperto e a stretto contatto. I rapporti tra le persone erano più aperti, c’era maggiore allegria ed i divertimenti erano molto semplici ma fantasiosi.

Le domeniche si distinguevano per il vestito della festa, per le funzioni religiose, che erano molto sentite e frequentate e, perché si poteva mangiare qualcosa di meglio rispetto ai giorni feriali, come risotto giallo e, per i più fortunati, anche un po’ di carne.

Nei pomeriggi dei giorni di festa, i bar si affollavano di uomini che giocavano a carte mentre discutevano del lavoro nei campi e del raccolto.

Le grandi festività come Natale, Pasqua, la festa Patronale, ecc. erano avvenimenti molto importanti ed attesi: si invitavano i parenti e ci si divertiva in compagnia.

Per Natale i bambini ricevevano solo qualche frutto, mentre all’Epifania appendevano fuori dalla finestra la gerla piena di fieno, per i cammelli dei Re Magi. In quella gerla, al mattino, ci trovavano un po’ di noci, fichi, due mandarini e una bambola di pezza o un cavallino di legno.

Il periodo di Quaresima era molto rispettato sia come frequenza alle funzioni religiose che per l’osservanza del “magro” e dal digiuno.

Il Venerdì Santo le nonne si recavano nei paesi vicini per visitare i sette sepolcri.

Per il giorno di Pasqua era tradizione portare in tavola l’uovo sodo con l’insalata, uno dei pochi alimenti disponibili allora.

Altre feste importanti erano il “Corpus Domini” e la festa del paese, durante le quali si addobbavano le case e le porte di ingresso dei cortili con fiori di carta e scritte festose, che formavano una cornice al passaggio della Processione; alla festa del paese, corrispondente alla celebrazione della Madonna del Rosario, alcune volte si portava in Processione anche la statua della Madonna.

Caponago, Via Roma - Anni '30La festa Patronale di Caponago è per Santa Giuliana e, per una tradizione che continua ancora oggi, alla Messa Vespertina, il Parroco (una volta era il Vescovo) con un candelabro appicca il fuoco ad un pallone di bambagia appeso al centro dell’Altare Maggiore. Si pensava che, dal risultato della consumazione del pallone, derivasse un andamento favorevole o sfavorevole del raccolto.

Tutti, uomini, donne e anche bambini erano intenti ad eseguire i lavori nei campi. Non esistevano le ferie: solo nel giorno di ferragosto, 15 agosto, si sospendevano i lavori e si organizzavano pranzi e/o cene insieme sull’aia.

In inverno, invece solo due avvenimenti, oltre al Natale, caratterizzavano questo periodo: l’uccisione del maiale ed il falò di S. Antonio.

L’uccisione del maiale coinvolgeva anche più famiglie: ci si svegliava di buon mattino e, dopo che il macellaio aveva eseguito il suo compito, ci si trovava in casa per la lavorazione delle varie parti del maiale, la preparazione del salame, delle mortadelle, dei salamini, pancetta, ecc. Era tipico anche il piatto di sangue cotto.

I bimbi si divertivano con la vescica del maiale con la quale, gonfiandola, si otteneva un pallone con il quale giocare.

Alla fine ci si trovava a tavola, dove si poteva gustare, finalmente, dell’ottima carne cotta sul fuoco del camino; era una delle poche occasioni in cui si poteva mangiare carne e con un po’ di abbondanza.

Anche la mietitura era un rituale abituale, che coinvolgeva più famiglie riunite per aiutarsi a vicenda, con festa sull’aia dopo il lavoro.

Il 17 gennaio, per la ricorrenza di S. Antonio patrono degli animali e dei raccolti, era la festa più allegra, in cui si organizzava il “falò”.

Durante la settimana precedente si raccoglievano, fuori dell’abitato, vecchie sterpaglie, fascine di legna ed ogni altro oggetto, che si poteva bruciare, con cui poi si formava una grande piramide a cui si dava fuoco. Quando rimanevano solo bassi focolai, i ragazzi si divertivano a saltarli, facendo la gara a chi riusciva a saltare quelli più alti.

Anche per quanto riguarda l’abbigliamento le cose sono molto cambiate: allora le donne portavano gonne lunghe fino alle caviglie, spesso di colore scuro, con grandi scialli sulle spalle e foulard sulla testa, oppure avevano delle “raggiere” che ornavano i capelli raccolti sulla nuca.

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