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L’industrializzazione

Caponago, attualmente, è un centro agricolo e industriale della Brianza.

Infatti, sul suo territorio, oltre ad esistere ancora molti campi coltivati, sono sorte, negli ultimi 30 anni, numerose industrie.

Il territorio si estende su entrambe le rive del torrente Molgora ed è compreso tra il canale Villoresi a Sud e l’autostrada Milano-Venezia a Nord e comprende numerose cascine. Una volta nelle cascine risiedeva la maggior parte degli abitanti di Caponago.

Le industrie sono sorte solo nella zona Nord-Ovest, lungo l’autostrada, che garantisce grande visibilità e comodità logistica.

La prima ditta esistente in Caponago era l’industria Paroli, situata proprio in centro al paese, che produceva stoffe in seta pura.

L’edificio era disposto su due piani: il piano superiore era predisposto per l’orditura, procedimento con cui le operaie disponevano parallelamente tutti i fili di seta, mentre quello inferiore era attrezzato per la foliatura, procedimento con cui si disfavano le matasse per avvolgere la seta sulla spola.

Inoltre al piano terra c’erano anche i telai, disposti su 10 o più file ciascuna con circa 24 telai, su 6 file c’erano i telai grandi, chiamati “giacardi”, le altre erano riservate per i telai più piccoli.

Il disegno dei giacardi era in cartone, mentre quello dei telai piccoli era di legno ed entrambi erano realizzati da donne espressamente specializzate per eseguire questi disegni.

Ogni telaio riusciva a produrre circa 5-6 metri di stoffa al giorno, in funzione della complessità dei disegni e della sua funzionalità, oltre che dell’esperienza e della capacità di chi conduceva il telaio.

Il riscaldamento era ottenuto per mezzo di una caldaia a legna, il cui fumo era scaricato da una ciminiera, che è però stata demolita in occasione dell’incendio della ditta Farmacotone (subentrata alla Paroli) avvenuto nel 1970/1971.

I lavoratori della Paroli erano quasi tutte donne, ad esclusione dei meccanici addetti alla manutenzione.

La giornata lavorativa era già di 8 ore, dalle 8 alle 17 con una pausa pranzo di un’ora; non c’era ancora la mensa ed ognuno tornava a casa a mangiare.

Il lavoro veniva svolto praticamente sempre in piedi, ogni operaia gestiva uno o max. due telai, perché il lavoro era delicato e impegnativo e doveva essere perfetto.

Rispetto ai tempi precedenti, in cui si lavorava anche 15 o 16 ore al giorno, era già una bella conquista, purtroppo, però, l’analfabtismo e la povertà costringevano i genitori a mandare i propri figli a lavorare anche già a 11 o 12 anni.

La Paroli è fallita nel 1960 a causa della poca resa dei telai, vecchi e superati da nuovi telai moderni e molto più redditizi.

Dopo due anni alla Paroli è subentrata la Farmacotone, che produceva bende, garze, ecc. e che, purtroppo, è anch’essa fallita.

Tutto il personale rimasto disoccupato, cercò un nuovo lavoro nelle industrie della zona, in particolare ad Agrate, presso la STAR (industria alimentare), la ROSIER (confezioni) e la SGS, ora STMicroelectronics (elettronica e telecomunicazioni).

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